Dal Latino a Piemontese, Italiano, Francese
1) - Radice delle parole - Lessico
una lingua neolatina indipendente

brevissime note di un dilettante ...
... per cui non si esclude la presenza di qualche errore (questo è un eufemismo)

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    Nota
Esiste un'ampia letteratura su questi argomenti, scritta da esperti che hanno approfondito la questione. Per uno studio serio si rimanda quindi decisamente al loro lavoro. Queste note sono riflessioni e constatazioni personali, condite da quanto imparato leggendo, interpretate in modo personale da chi, per mestiere, è abituato sì a collegare causa ed effetto e trarne regole, costruire modelli, dimostrarne la validità e quindi sperimentare le conclusioni, ma in tutto un altro campo. Lo scrivente dunque manca totalmente di esperienza in questo campo specifico, fatta eccezione per quanto si impara (o meglio, si imparava) a scuola, ri-analizzato successivamente alla luce di un metodo scientifico, praticato però in tutt'alto campo.
Ne potrebbe uscire qualche cosa di curioso, con qualche spunto valido, ma forse banale per un "esperto del mestiere" (che nel nostro campo si chiama "un tecnico del ramo").
Si tratta pertanto di osservazioni da ritenersi personali, su cose forse apprese male, con qualche ripetizione di cose già dette, con nessuna intenzione "didattica", messe a disposizione di chi ha voglia di leggerle.
    Introduzione
Per Lingua Piemontese si intende la lingua che si è stabilizzata e generalizzata in Piemonte nel '600, sul ceppo del Piemontese arcaico che era probabilmente già parlato intorno all'anno 1000, (prime tracce) e di cui conosciamo una prima, molto estesa, espressione scritta (I Sermoni Subalpini) che si colloca verso l'anno 1150 o qualche decennio più tardi. L'evoluzione di questa lingua può essere seguita negli scritti dei secoli successivi, e si trova già ben strutturata all'inizio del '300. La prima grammatica scritta compare nel 1783, assieme ad un primo Vocabolario e nell'800 si hanno alcuni altri Vocabolari. A partire dal primo scritto citato, la letteratura piemontese è stata costantemente arricchita di nuove opere, che vanno dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia al teatro. Non mancano atti pubblici quali sentenze di tribunale. Il periodo di massimo sviluppo inizia con il '700, ed è ancora presente ai giorni nostri.
    ... tecnicamente ...
La lingua piemontese appartiene al gruppo occidentale delle lingue neolatine, mentre l'Italiano appartiene al gruppo orientale. Succede a volte che scriventi in lingua piemontese, per affermare questa distinzione, cerchino tra i sinonimi di una parola quella che è più diversa dalla corrispondente italiana. Questo mette sicuramente in luce differenze lessicali, ma la distinzione tra i due gruppi si basa sui meccanismi di derivazione dal Latino delle parole, che alla fine risultano alquanto simili. Le differenze, a volte piccole, denunciano l'appartenenza ai due gruppi diversi.
Così per esempio la parola latina velum ha prodotto in Italiano velo, che in Piemontese si dice coefa. Si tratta sicuramente di una differenza vistosa, ma ... la parola piemontese deriva dall'arabo keifa e questo non vuol dire che il Piemontese sia una lingua neoaraba, inoltre il fatto nulla dice sul diverso meccanismo di derivazione dal Latino. Invece la parola latina formicam, che in Italiano diventa formica ed in Piemontese furmìa, assieme a tutte le parole dello stesso tipo, dice che la consonante C occlusiva intervocalica delle parole latine, viene mantenuta nelle parole italiane e cade nelle parole piemontesi. Questo è uno dei criteri di distinzione tra i due gruppi di lingue detti, anche se le due parole risultano molto simili. Nel seguito vedremo alcuni di questi meccanismi di derivazione, parlando della radice delle parole.
Le differenze, comunque, non sono solo lessicali, ma grammaticali e di sintassi. Queste differenze si notano a partire dal modo con cui vengono fatte le negazioni, ai pronomi personali verbali ed interrogativi, fino al differente modo di costruire la frase, al differente posizionamento delle particelle pronominali ed al differente uso delle preposizioni nei complementi, nonché dei complementi stessi.
    Diverse parole per un solo concetto
A volte capita che si pensi all'esistenza di molti dialetti diversi in Piemonte, più o meno indipendenti l'uno dall'altro. Semplicemente parlate locali e basta. Invece tutti questi modi di parlare rientrano tutti in un'unica struttura linguistica che è il Piemontese, e ne costituiscono la ricchezza. Questo capita a tutte le lingue, parlate diversamente da luogo a luogo (in modo accentuatissimo, ad esempio, succede all'Italiano). Capitava anche in Latino, dove ad esempio zoppicare si diceva claudicare (prima coniugazione) ma anche claudere (seconda coniugazione), l'ansia si diceva anxietas, anxietatis ma anche angor, angoris, e ancora sollicitudo, sollicitudinis. Anche qui è probabile che nel linguaggio parlato da qualche parte si preferisse uno dei terminie da qualche altra un altro, anzi, probabilmente questa diversità di termini proveniva da diversità di linguaggio in posti diversi. Questi termini erano comunque tutti parte della struttura linguistica latina e insieme costituivano quello che ora si chiama "Latino". La cosa non è limitata a vocaboli, ma si estende anche al modo di costruire le frasi, per le quali a volte esistono diversi modi che sono parte della corretta struttura linguistica, cioè ammesse dai "codici" e "protocolli" le cui regole definiscono una lingua.
Questo succede anche per il Piemontese, in particolare per quanto riguarda diversi nomi per una stessa cosa. Allora:
La gallina è la galin-a ma anche, da qualche parte (monferrato), la galin-na
La bellezza è la blëssa ma anche, da qualche parte (biellese), la blëtsa
L'acqua è l'aqua ma anche, da qualche parte (molti posti), l'eva
Le conseguenze di una bella bevuta (non di acqua e nemmeno di eva) possono essere na sbòrgna, na cioca, na piomba, n'ambiavà (questo dappertutto)
Lo zucchino è ël cusòt ma anche, da qualche parte (monferrato salvo il paese di Agliano), ël sicòt
Tutte queste forme sono tutte corrette forme piemontesi. Si tratta semplicemente di "sinonimi", che a volte non sono conosciuti perchè non siamo molto abituati a scrivere e leggere in Piemontese, e perchè il Piemontese non lo abbiamo studiato a scuola (dove, peraltro, è pressoché "proibito").
    Una curiosità
Le popolazioni di lingua madre "Patois" delle alte vallate alpine, parlano come seconda lingua madre (senza averlo mai studiato a scuola), molto correttamente, il Piemontese "torinese", nucleo principale della lingua piemontese. Quindi parlano l'Italiano, come da decreto, e, nella maggioranza dei casi, anche il Francese. Sono numerose le feste in comune tra paesi italiani e francesi con visite, di massa e ufficiali, reciproche. Questo segue certo anche dal periodo in cui i due versanti erano "Delfinato" (e si può vedere nelle vecchie chiese francesi ed italiane, intarsiati negli ornamenti di legno, il simbolo del giglio del Delfino di Francia), oppure "Ducato di Savoia", ma soprattutto dal fatto che le montagne hanno sempre diviso eserciti e stati, ma mai la gente, che dalla montagna viene invece unita. Sui due versanti i problemi sono gli stessi, la vita è la stessa, attorno a campanili di pietra fatti allo stesso modo, la lingua madre è la stessa (è diversa quella "per decreto" e questo ancora di più sottolinea che gli stati politici - sempre conseguenza di guerre - e le nazioni, non coincidono), e spesso sull'altro versante abitano fratelli, cugini, nipoti e così via. Ogni confine sulle montagne, anche solo amministrativo, è un confine sbagliato. Chi vive in pianura (e di pianura) forse non lo capisce (così come chi vive di retorica e trionfalismi guerrieri), chi, come lo scrivente, ha le sue radici in montagna, questo lo avverte fortemente.

Lessico piemontese

Ad un primo sguardo, appare subito che, in media, le parole piemontesi hanno meno fonemi di quelle italiane, cioé, sono più corte. Un'altra particolarità delle parole piemontesi, sempre come media, è che in esse vi è la tendenza a sopprimere le vocali non toniche, e questo porta a gruppi di consonanti inusuali in Italiano (ma anche in Francese). Questo è particolarmente vero se consideriamo che in Piemontese vi è la vocale ë (e muta o semimuta), che non esiste in Italiano (simile a quella Francese, ma diversamente usata) e che spesso regge l'accento tonico della parola pur essendo quasi non udibile e che, per di più, si trova di solito tra gruppi di consonanti.

Parole più corte:
Latino: pediculus --> Italiano: pidocchio --> Francese: pou --> Piemontese: poj.
Latino: feniculus --> Italiano: finocchio --> Francese: fenouil --> Piemontese: fnoj.
Latino: pedem --> Italiano: piede --> Francese --> pied -->Piemontese:
Latino: focus --> Italiano: fuoco --> Francese --> feu -->Piemontese: feu
Questo è vero anche per parole che hanno derivazione diversa dal Latino in una o più delle nostre lingue in esame:
Latino: parvulus --> Italiano: piccolo --> Francese: petit --> Piemontese: cit.
Italiano: cavolo --> Piemontese: còj.

Gruppi di consonanti:
pentnëtta (piccolo pettine a denti fitti e corti) ; a tornran (essi torneranno) ; i marcc-rai (io camminerò) ; lvà (lievito).
Guardiamo la seconda parola tornran, che corrisponde all'Italiano torneranno, nella quale due vocali non toniche ed una delle n della doppia sono state cancellate. La prima parola, pentnëtta, e parole come chërse permettono di sottolineare l'uso più comune della ë (e muta). Questa di solito precede una "vera" doppia consonante, oppure un gruppo di consonanti, e, a dispetto della sua brevità, regge spesso l'accento tonico della parola (questa è una particolarità tutta Piemontese). Abbiamo detto doppia "vera", in quanto cc, gg, ss, nn, se non sono precedute da ë, sono solo simboli grafici che indicano la corretta pronuncia di semplici c, g, s, n, come vedremo nella sezione Fonologia e grafia del Piemontese.

Consonanti doppie
Se prendiamo in considerazione le parole piemontesi, francesi, italiane che hanno una comune radice latina e che hanno dato origine, in Italiano, a parole contenenti doppie consonanti, troviamo, fra le altre, le seguenti:
Latino: noctem --> Italiano: notte --> Francese: nuit --> Piemontese: neuit.
Latino: lactem --> Italiano: latte --> Francese: lait --> Piemontese: lait.
Latino: factum --> Italiano: fatto --> Francese: fait --> Piemontese: fait.

In generale possiamo affermare che vi è una regola "non assoluta" di derivazione che dice che il nesso Latino CT si trasforma, in Italiano, in TT, mentre tanto in Francese quanto in Piemontese si trasforma in IT. Mentre questo nesso è sorgente di doppia consonante in Italiano, non lo è in Piemontese e Francese.
Un'altro nesso Latino che dà origine a consonanti doppie in Italiano e non in Piemontese è PT. Ad esempio:
Latino: septem ) --> Italiano: sette --> Francese: sept --> Piemontese: set.
Un'altra "sorgente" di consonanti doppie per l'Italiano e non per il Piemontese, sono le parole latine che contengono, a loro volta, consonanti doppie come:
Latino: error --> Italiano: errore --> Francese: erreur --> Piemontese: eror.
Latino: currere --> Italiano: correre --> Francese: courir --> piedmontese: core
.
La preposizione latina AD è largamente usata per derivare verbi composti (ad + verbo principale = verbo derivato --> ad + petere = adpetere ed anche ad + vocare = advocare e così via). Per questi verbi, e le parole derivate da essi, in Italiano, se il verbo principale inizia per consonante, questa si raddoppia mentre cade la "d" di "ad". Così, dal supino advocatum in Italiano si deriva avvocato, dal supino adpetitum in Italiano si deriva appetito, e così via. In questi casi il Piemontese semplicemente elimina la "d" di "ad", ma non raddoppia la consonante seguente. Si ha allora avocat, aptit
Lo stesso meccanismo si applica ai verbi latini composti dalla preposizione AB più un verbo principale, ed alle relative parole derivate. Qui possiamo vedere una particolarità di grafia piemontese. Il Latino ab + solvere diventa in Italiano assolvere dove la B di AB viene eliminata e la S si raddoppia. In Francese la parola è absoudre dove la costruzione latina non viene modificata. In Piemontese, la parola è scritta assolve, dove, a prima vista, si direbbe che viene seguita la costruzione italiana. Questo non è vero. Infatti la SS, in questo caso in Piemontese, non è una vera doppia, ma un simbolo grafico che indica una S semplice pronunciata sorda sebbene intervocalica (vedere Fonologia e grafia).
Nonostante questo, se si osserva il vocabolario piemontese, si trovano parole con effettive consonanti doppie. Queste, però, hanno una particolarità: la consonante che viene effettivamente pronunciata doppia è sempre preceduta dalla vocale ë, la quale, pur essendo appena accennata, regge l'accento tonico della parola. È facile constatare che la consonante è doppia per motivi eufonici. Quindi, ad esempio, si ha: fosëtta (razzo), sënner (cenere), sëbber (mastello), Mëssa (Messa), e così via.
    Altre "regole di derivazione"
Come per i casi precedentemente visti, diamo alcune "regole" empiriche e non assolute, di derivazione delle parole dal Latino, in presenza di paticolari nessi.
La prima si riferisce alle parole latine contenenti il nesso CL:
Latino: clavis --> Italiano: chiave --> Francese: clef --> Piemontese ciav.
Latino: clamare --> Italiano: chiamare --> Francese: (parola derivata) clameur
(clamore - in Francese "chiamare" è "appeler") --> Piemontese: ciamé.
Latino: ecclesia --> Italiano: chiesa --> Francese: eglise --> Piemontese: césa.
Latino: clarus --> Italiano: chiaro --> Francese: clair -> Piemontese: ciair.


E la seconda al simile nesso GL:
Latino: glanda --> Italiano: ghianda --> Francese: glande --> Piemontese: gianda .
Latino: glacies --> Italiano: ghiaccio --> Francese: glace --> Piemontese: giassa.

Queste regole dicono che i gruppi latini CL, GL, in Italiano diventano c, g, gutturali, perdendo la l, in Francese restano invariati, in Piemontese diventano c, g, palatali, perdendo la l. Per una migliore definizione dei suoni di queste parole, vedasi "Fonologia e grafia".

Una terza regola, analoga , dice che i gruppo latini ci, ce, gi, ge, tendono a rimanere in Italiano, mentre in Piemontese vengono assibilati e diventano s, z. In Francese tendono ancora a rimanere nella scrittura, ma di solito vengono pronunciati come in Piemontese o in modo simile. Ad esempio:
Latino: legere --> Italiano: leggere --> Francese: lire --> Piemontese: lese.
Latino: regere --> Italiano: reggere --> Francese: regir --> Piemontese: rese.
Latino: cera--> Italiano: cera --> Francese: cire --> Piemontese: sira (il Francese ha pron. simile alla parola Piemontese).
Latino: gingivia --> Italiano: gengiva --> Francese: gencive -> Piemontese: zanziva.


Altra regola di derivazione per cui Piemontese e Francese differiscono dall'Italiano è relativa al nesso costituito da L+Consonante (principalmente LT). In Italiano il gruppo si mantiene mentre in Piemontese e Francese la L viene di solito vocalizzata:
Latino: altum --> Italiano: alto --> Piemontese: àut.
Latino: saltum --> Italiano: salto --> Piemontese: sàut.
Latino: dulcem --> Italiano: dolce --> Piemontese: doss.

Ricordiamo ancora quanto detto a proposito di consonanti doppie ed il nesso latino CT, che in Piemontese diventa IT. Anche questa è una regola di derivazione. Oltre a quelli visti sopra aggiungiamo un paio di esempi.
Latino: tectum --> Italiano: tetto --> Piemontese: tèit.
Latino: unctum --> Italiano: unto --> Piemontese: óit
.

In Piemontese non esistono i suoni delle fricative italiane sci, sce, gli, gle, che sono sostituite spesso dai suoni s e j (vedere Fonologia). Quest'ultima spesso si trova dove nelle corrispondenti parole francei vi è la l-mouillé, con pronuncia simile. Così si ha: Italiano: scivolare --> Piemontese sghié
Italiano: scienza --> Piemontese siensa
Italiano: maglia --> Piemontese maja (notiamo la l-mouillé del Francese maille).
Infine, in Piemontese, non esistono i suoni italiani della z, che sono sostituiti dalla s dolce (come in "casa").
    Suddivisione delle lingue "neo-Latine"
Abbiamo accennato all'esistenza di lingue neo-latine occidentali e lingue neo-latine orientali. I criteri per assegnare una lingua ad uno dei due gruppi (la così detta legge di Wartburg), applicati al Piemontese lo classificano come lingua neo-latina occidentale, mentre, applicati all'Italiano classificano questo come lingua neo-latina orientale.
Già parte di quanto visto sopra rientra in questi criteri, che si riferiscono alle trasformazioni subite dal Latino e non ad influenze di altre lingue. Un altro criterio è la modificazione delle parole latine contenente le consonanti occlusive C, T, P intervocaliche. Queste sono di norma mantenute nei linguaggi del gruppo orientale e vengono eliminate o vocalizzate nei linguaggi del gruppo occidentale. Ad esempio:
Latino: aprilem --> Italiano: aprile --> Francese: avril --> Piemontese: avril.
Latino: apiculam --> Italiano: ape --> Francese: abeille --> Piemontese: avija.
Latino: cicadam --> Italiano: cicala --> Francese: cigale --> Piemontese: siala.
Latino: amicam --> Italiano: amica --> Francese: amie --> Piemontese: amìa.
Latino: digitalem --> Italiano: ditale --> Francese: --> Piemontese: dial.
Latino: formicam --> Italiano: formica --> Francese: fourmì --> Piemontese: furmìa.
Latino: rotam --> Italiano: ruota --> Francese: roue --> Piemontese: roa.
Latino: focum --> Italiano: fuoco --> Francese: feu --> Piemontese: feu.


Un altro criterio è dato dal fatto che la finale in s delle parole latine, scompare totalmente nel gruppo orientale, mentre si mantiene almeno in parte nel gruppo occidentale. Questa s finale non esiste in Italiano, mentre in Piemontese è mantenuta in molti casi, di cui riportiamo qualche esempio:
Seconda persona singolare di tutti i verbi al futuro semplice:
Latino: laudabis --> Italiano: loderai --> Piemontese: it laudras
Seconda persona singolare del presente indicativo degli ausiliari e di alcuni verbi irregolari:
Latino: tu es --> Italiano: tu sei --> Piemontese: it ses.
Latino: tu habes --> Italiano: tu hai --> Piemontese: it l'has.
Latino: tu facis --> Italiano: tu fai --> Piemontese: it fas
.
Seconda persona singolare, sempre, con l'uso dei pronomi personali interrogativi (vedere Grammatica):
Italiano: cosa facevi? --> Piemontese: còs fasies-to?
Italiano: cosa faresti? --> Piemontese: còs fariës-to?

La seconda persona singolare di tutti i verbi, in tutti i tempi e modi, può correttamente aggiungere una "s", per cui si ha:
Latino: tu is --> Italiano: tu vai --> Piemontese: it vade, ma anche it vades.
Latino: tu laudas --> Italiano: tu lodi --> Piemontese: ti it làude, ma anche ti it làudes.
Latino tu laudabas ---> Italiano tu lodavi ---> Piemontese ti it laudaves
(Nelle zone del Saluzzese e del Pinerolese questo è il modo comune per fare la seconda persona dei verbi).
Ed in altri casi ancora.

Queste regole non sono le sole e qualcosa abbiamo visto a proposito di differenza di regole di derivazione. Vedremo dopo le differenze in Grammatica e Sintassi. Ora diamo un'occhiata alla composizione del lessico piemontese.

    Parole derivate dal Latino
La maggior parte delle parole piemontesi deriva dal Latino, ma non tutte direttamente. Una consistente parte di queste parole deriva infatti da parole francesi (galliche, burgunde, provenzali, del Delfinato, savoiarde, etc.) che a loro volta derivano dal Latino. Altre sono passate attraverso l'Italiano ed i suoi dialetti o attraverso lo spagnolo. Si distinguono dunque alcuni gruppi di parole che derivano dal Latino, che vediamo con un po' d'ordine, di seguito:

Parole latine condivise con l'Italiano
Si tratta di parole latine che non sono state modificate, e che sono rimaste tanto in Piemontese quanto in Italiano. Per queste parole spesso il Piemontese ha dei sinonimi di altra derivazione.
Latino: aquila --> Italiano: aquila --> Piemontese: aquila, ma anche: òja, aghìa.
Latino: memoria --> Italiano: memoria --> Piemontese: memòria.
Latino: bestia --> Italiano: bestia --> Piemontese: bestia.
ma anche: bès-cia.

Parole latine del Piemontese, non presenti come tali in Italiano
Si tratta di parole latine che in Piemontese non sono state modificate (almeno per quanto riguarda la pronuncia, in quanto occorre tenere presente la Fonologia piemontese - suono "u" scritto "o" - ), mentre in Italiano hanno subito variazioni.
Latino: aqua --> Italiano: acqua --> Piemontese: aqua ma anche eva.
Latino: vidua --> Italiano: vedova --> Piemontese: vidoa (pronunciata esattamente come il Latino "vidua" ).
Latino: magister --> Italiano: maestro --> Piemontese: magister.
Latino: miser --> Italiano: misero --> Piemontese: mìser.
Latino: culpa --> Italiano: colpa --> Piemontese: colpa (pronunciata esattamente come il Latino "culpa"
).

Parole latine modificate in Piemontese (radice di parole latine)
Sono le parole latine modificate secondo lo stile piemontese. La radice è rimasta quella latina, ma la desinenza finale è stata soppressa. Fra queste riportiamo i seguenti esempi (ci riferiamo all'accusativo Latino):
Latino: can-em --> Italiano: cane --> Piemontese: can.
Latino: pan-em --> Italiano: pane --> Piemontese: pan.
Latino: fen-um --> Italiano: fieno --> Piemontese: fen.
Latino: vulp-em --> Italiano: volpe --> Piemontese: volp (pronunciata esattamente come il Latino: "vulp-").
Latino: urs-um --> Italiano: orso --> Piemontese: ors (pronunciata esattamente come il Latino: "urs-").

Fanno ancora parte di questo gruppo alcune parole nelle quali la radice latina è stata accorciata, secondo lo stile piemontese già visto:
Latino: ped-em --> Italiano: piede --> Piemontese: .
Latino: prat-um --> Italiano: prato --> Piemontese: prà.


Radici latine modificate in Piemontese
Alcune parole hanno subito, in Piemontese, modifiche nella radice che riflettono alcune regole viste prima, a volte lievi, a volte più profonde. Per il primo caso (lieve cambiamento):
Latino: arbor --> Piemontese: erbo (Italiano: albero).
Latino: currere --> Piemontese: core (pronunciata come un eventuale Latino "cure") --> (Italiano: correre).
Latino: radicem --> Piemontese: radis (ma anche: reis) --> (Italiano: radice).

Per il secondo caso (più profondo cambiamento):
Latino: caligarium --> Piemontese: calié --> (Italiano: calzolaio).
Latino: frictare --> Piemontese: fërté --> (Italiano: sfregare).
Latino: digitum --> Piemontese: dil --> (Italiano: dito).
Latino: exclaudere --> Piemontese: s-ciòde --> (Italiano: schiudersi).
Latino: pediculum --> Piemontese: poj --> (Italiano: pidocchio).
Latino: celloriam --> Piemontese: slòira --> (Italiano: aratro).

In questi gruppi esistono parole che in Italiano ed in Piemontese sono profondamente differenti, benché derivino dalla stessa parola latina, in quanto derivate con differenti meccanismi.

    Parole vicine al Francese
Il Piemontese, per chi non è piemontese, suona abbastanza vicino al Francese. Sicuramente vi è una influenza Francese dovuta a motivi storici e geografici. Torino è stata capitale di uno stato che si espandeva sui due versanti delle Alpi, il Francese è stato, in alcuni periodi, usato come lingua ufficiale. In ogni caso l'influenza è limitata al lessico, e non alla grammatica ed alla sintassi.

Parole dal Francese o condivise con il Francese
Sicuramente dal Francese arrivano le vocali piemontesi "u" ed "eu", non tutte le parole simili o uguali a quelle francesi arrivano effettivamente dal Francese, in quanto molte sono senz'altro di derivazione autonoma, con risultato simile o identico. Delle parole che provengono dal Francese (o meglio, da Oltralpe) alcune sono state decisamente modificate in Piemontese, altre meno:
Francese: crayon (matita) --> Piemontese: crajon.
Francese: travail (lavoro) --> Piemontese: travaj.
Francese: travailler (lavorare) --> Piemontese: travajé.
Francese: soigner (curare) --> Piemontese: soagné.
Francese: à la plus vite (velocemente, senza cura) --> Piemontese: a la pluvit.
Francese: berger (pastore) --> Piemontese: bërgé.
Francese: félure (fessura) --> Piemontese: filura.
Francese: dommage (peccato -disapponto-) --> Piemontese: darmagi.
Francese: rejouissance (felicità) --> Piemontese: argioissansa.
Francese: papillon (farfalla) --> Piemontese: parpajon.

Quindi ricordiamo le desinenze dei verbi all'infinito. La desinenza Francese -er per la prima coniugazione viene pronunciata esattamente come la corrispondente desinenza della prima coniugazione piemontese . Altrettanto capita per le altre due coniugazioni piemontesi.
Vi sono poi altre parole che suonano esattamente come in Francese, o ne sono identiche, ma che hanno derivazione comunque autonoma. Qui alcuni esempi:
Piemontese: euj (occhio) è pronunciato come il Francese: oeil
Piemontese: cheur (cuore) è pronunciato come il Francese: coeur
Piemontese: feu (fuoco) è pronunciato come il Francese: feu
Piemontese: amor (amore) è pronunciato come il Francese: amour
Piemontese: seur (suora, sorella) è pronunciato come il Francese: soeur
Piemontese: tajé (tagliare) è pronunciato come il Francese: tailler
Piemontese: parèj (così) è pronunciato come il Francese: pareil
Piemontese: avril(aprile) è pronunciato come il Francese: avril
Piemontese: crié (gridare) è pronunciato come il Francese: crier
.
Ancora, vi sono parole che in Piemontese ed in Francese si scrivono allo stesso modo, ma sono pronunciate in modo differente:
Piemontese: lait(latte) è pronunciato diversamente dal Francese: lait
Piemontese: fait (fatto) è pronunciato diversamente dal Francese:fait
.
Quindi ci sono parole che vengono dal Francese arcaico, che in Piemotese sono normalmente usate, ma non sono più usate in Francese. Fra queste:
Piemontese: locé (traballare) dal vecchio Francese: lochier.
Piemontese: giajet (perlina di vetro) dal vecchio Francese: jayet.
Piemontese: antruché (inciampare, urtare) dal vecchio Francese: truc (urto).
Piemontese: sgiaj (spavento, ribrezzo) dal vecchio provenzale: esglai.

Si hanno poi ancora parole piemontesi che sono più vicine al vecchio Francese che a quello moderno, quali ad esempio:
Piemontese: tasté (assaggiare) dal vecchio Francese: taster (ora: tâter).
Piemontese: stagera (scaffale) dal vecchio Francese: estagère (ora: étagere).

Infine riportiamo alcune delle parole piemontesi che hanno due "versioni", una simile alla parola Francese, l'altra simile alla parola italiana (quest'ultima è spesso successiva, nel tempo, alla prima):
papé e carta --> in Francese: papier , in Italiano: carta.
marjé e maridé --> in Francese: marier , in Italiano: maritare.
mariagi e matrimòni --> in Francese: mariage , in Italiano: matrimonio.
arsòrt e mòla --> in Francese: ressort , in Italiano: molla.
mojen e manera --> in Francese: moyen , in Italiano: maniera
.

Parole provenienti dalla Provenza, Delfinato, Savoia, Borgogna
La lingua d'Oc, provenzale, ha certamente avuto una notevole influenza in Piemonte. Ancora oggi è la "lingua di confine" parlata nelle alte vallate alpine, con qualche differenza passando da sud a nord, dalla Provenza al Delfinato, alla Savoia.
Notiamo come primo punto che le desinenze piemontesi in -aire (a volte -ajre) sono di origine provenzale, e corrispondono alla desinenza latina -ator. Riportiamo qualche parola piemontese, di derivazione provenzale, che fà uso di questa desinenza:
Piemontese: mangiàire (mangione, ghiottone), dal provenzale: manijaire.
Piemontese: paciocàire (pasticcione), dal provenzale: pachoucaire.
Piemontese: preciàire (predicatore), dal provenzale: prechaire.

Vi sono poi anche altre parole piemontesi che utilizzano la desinenza provenzale su parole di radice non provenzale, come:
Piemontese: rapaciàire (ladruncolo, ladro da strapazzo), dalla parola: rapacé (rubare, rubacchiare).
Altra desinenza provenzale è -eta usata per il diminuitivo e vezzeggiativo, al posto di quella di origine piemontese -ëtta. Ad esempio la viola (fiore) si dice in Piemontese viòla. La violetta si dice violeta alla "provenzale", oppure violëtta alla "piemontese" (attenzione: sono ambedue termini piemontesi).
Qui di sotto diamo alcuni esempi di derivazioni da lingua (o dialetto) d'Oltralpe non Francese:
Piemontese: ajassin (callo) dalla Provenza: agacin.
Piemontese: gioch (pollaio) dalla Provenza: jouc.
Piemontese: bragalé (strillare) dalla Provenza: bradalà.
Piemontese: greuja (guscio) dalla Provenza: grueyo.
Piemontese: giari (topo) dal Delfinato: jarri.
Piemontese: pro (abbastanza, a sufficienza) dalla Savoia: prou.
Piemontese: gariòt (pomo d'Adamo) dalla Savoia: garyo.
Piemontese: malsuà (in pena) dalla Borgogna: mal soig
.

Avverbi di origine francese
In Piemontese vi è una serie di avverbi tratti dal Francese, passati nell'uso comune, e scritti con grafia piemontese
dosman (dolcemente)
vreman (veramente)
maleureusman (sfortunatamente)
notaman (segnatamente)
vitman (velocemente)

Si noti che, per l'ultimo di questi, non esiste un corrispondente francese ed in piemontese è stato derivato per analogia.
    Parole di altra origine
Dalla storia del Piemonte risulta chiaro che molti diversi popoli hanno lasciato in Piemonte tracce etniche e linguistiche nel corso dei secoli. È dunque ragionevole attenderci parole di provenienza anche decisamente diversa. Così è, infatti:

Parole provenienti dall'Italiano e dai suoi dialetti
Vi è un gruppo di parole che deriva dall'Italiano, o meglio da alcuni dialetti italiani. Alcune sono non cambiate in Piemontese, altre sono adattate al Piemontese secondo le stesse regole di derivazione dal Latino. Anche per queste parole spesso esistono sinonimi di altra derivazione. Riportiamo qualche parola non modificata:
ma
mai
scarpa

sempre, ma in Piemontese anche sempe, semper (sempe è la più usata).
(affermazione), ma in Piemontese anche é, òi, eui.
e qualche parola "adattata" al Piemontese (sempre considerando la pronuncia piemontese - vedere Fonolgia e grafia - ):
Italiano: scatola, Piemontese: scàtola (cambia la pronuncia)
Italiano: invece, Piemontese: anvece
Italiano: saccoccia, Piemontese: sacòcia
Italiano: dichiarazione, Piemontese: diciara
Italiano: risentire, Piemontese: arsente
Italiano: spaurire, Piemontese: sbaruvé


Parole pre-indoeuropee, celtiche, germaniche, ispaniche, arabe
Tra le parole di origine più arcaica (oltre 3000 anni fà) abbiamo, per esempio, le seguenti:
Piemontese: verna --> in Italiano: ontano
Piemontese: brich --> in Italiano: collina.
Piemontese: such --> in Italiano: ceppo.

In Piemontese vi sono ancora parole che derivano dal celtico, e non solo toponimi. Non sono moltissime, ma sono di grande importanza storica, in quanto anch'esse hanno i loro 2600 anni almeno. In lingua celtica l'acqua era chiamata dur. Da qui il nome dei due fiumi detti Dòjra (Baltea e Riparia). Nel linguaggio comune comunque ògni corso d'acqua viene spesso chiamato Dòjra. Un altro termine celtico per acqua era bial. I piccoli ruscelli o canali sono chiamati, in Piemontese, bialera.
Una buona domanda: come fai a sapere che 3000 anni fà si diceva così, se non si scriveva ancora?
Un criterio che permette di riconoscere che una parola è di origine (ad esempio) celtica, è che questa si trovi nelle lingue che sono state influenzate dai celti. Così via per altri antichi linguaggi, fino all'apparire di tracce di scrittura. Naturalmente, a volte rimane qualche ambiguità. Ecco alcuni esempi di origini celtiche - galliche:
Piemontese: crin --> celtico: cruina, grein (Italiano: maiale, Francese: cochon).
Piemontese: cròch --> celtico: crog --> germanico: krok (Italiano: uncino, chiavistello).
Piemontese: bren --> gallico, provenzale, ispanico e vecchio Francese: bran --> bretone: brann (Italiano: crusca).
Piemontese: dru --> celtico: dru, drut (Italiano: fertile).

Da questa parola è derivato il Piemontese: drugia. La parola latina era: fimus, da cui il Francese: fumier (Italiano: letame, concime).
Piemontese: galaverna (brina pesante) --> celtico: galerne, gwalarn (vento freddo).
Piemontese: balma (caverna, spelonca) --> celtico: balmen (alta roccia).

E molte altre. Le parole piemontesi di origine germanica (teutonica) sono arrivate in Piemonte durante le invasioni barbariche, ma anche dopo, portate da soldati, nemici o alleati secondo i periodi. Tra queste ricordiamo:
Piemontese: barba --> Latino: pairuus, avunculus, Italiano: zio, Francese: oncle; viene dal longobardo: bas.
Piemontese: trafen --> Latino: fermitus, rumor, tumultus --> Italiano: rumore, baccano --> Francese: bruit; viene dal germanico: treffen (battaglia).
Piemontese: tòta --> Latino: puella --> Italiano: signorina, Francese: mademoiselle; viene dal germanico: Tochter (fanciulla).

e così via.
Le parole piemontesi di origine spagnola non sono molte, e sono state portate dai soldati che più di una volta sono venuti a combattere in Piemonte. Fra queste:
Piemontese: borich --> Latino: asinus --> Italiano: asino --> Francese: âne; viene dallo Spagnolo: burro (che a sua volta viene dall'arabo).
Piemontese: creada --> Italiano: fantesca; viene dallo spagnolo: criada.
Piemontese: lun-es --> Italiano: lunedì; viene dallo spagnolo: lunes.

il Piemontese: ajdemì (aimé!) viene dallo spagnolo: ay de mi.
e così via.
Parole piemontesi di origine araba:
Piemontese: coefa --> Latino: velum --> Italiano: velo --> Francese: veil; viene dall'arabo: keifa.
Piemontese: fàuda --> Latino: gremium --> Italiano: grembo --> Francese: giron; viene dall'arabo: fodhal.

Notiamo che il frutto che in Italiano si chiama "susina", in Piemontese si chiama "ramassin", che è pressoché il nome arabo di questo frutto.
E così via.

Da ultimo notiamo una curiosità apparente, di parole che il Piemontese pare condividere con l'Inglese. In questo caso il ponte è costituito dal Francese. Si tratta dunque di parole che hanno un "raggio d'azione" che va dal Piemonte all'Inghilterra. Ad esempio la parola italiana "adulatore", in Piemontese é "flateur" mentre in Inglese è "flatterer". Consideriamo che il verbo italiano "depredare, rubare", in Piemontese può essere "marodé" oppure, meglio, "andé a la maròda", mentre in Inglese la parola "marauder" indica il "predatore". E così via.

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  Lago Niera in Val Maira (foto B. Garmondi)