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ANATHEMA

Ecco il report del concerto degli Anathema svoltosi a Roma il 9 febbraio 2004..

Nonostante l'inadeguatezza acustica del locale scelto per ospitare la band di Liverpool, il concerto degli Anathema del 9 febbraio al Circolo degli Artisti è stato superbo, e come avrebbe potuto essere altrimenti?
Sebbene ci sia ancora chi, come la sottoscritta, si chiede come si possa far suonare una formazione di tal calibro in un contesto tanto deleterio, il ricordo che rimane dell'evento è comunque positivo.
Perché tra un "This place is shit!" uscito per sbaglio dalla bocca del vocalist Vincent Cavanagh, all'ennesimo replicarsi di un fastidiosissimo rumore amplificato di inserimento jack, e un "No it's not…" dell'apparentemente calmo fratello Danny, il quintetto, con Les Smith, ex Cradle of Filth, alle tastiere dal 2000, Jamie Cavanagh al basso e John Douglas alla batteria, ha saputo ancora una volta dimostrare un grande talento, anche grazie a un fantastico pubblico che la band non ha esitato a soddisfare pienamente quando Danny ha acconsentito a suonare A Dying Wish dall'album The Silent Enigma (1995), che rientra, insieme a Serenades - il primo del 1993, se non consideriamo l'EP del 1992 The Crestfallen - e Pentecost III (ancora 1995), tra i lavori che potremmo definire più carichi di una certa intensità metal, pur non appartenendo, fortunatamente, al metal comunemente inteso. Sembra infatti che Daniel Cavanagh, PR e apparente centro gravitazionale degli Anathema, voglia lasciarsi indietro un repertorio molto diverso dall'attuale, che è invece più calmo, onirico e riflessivo. Qualità che troviamo senz'altro anche nei primi lavori ma in modo più velato e sottile, nascoste da una più visibile rabbia procedurale, pur sempre addolcita da un lirismo di fondo. Dopo l'ottimamente riuscita performance improvvisata - perché non in scaletta - del pezzo richiesto, è stata la volta di Angelica, eterea litania dal tanto più etereo album del 1996 Eternity, che rappresenta una sorta di catarsi nel cammino artistico del gruppo, un passaggio intermedio carico di echi di stili più violenti e di presagi di una forma più dolcemente poetica e più evidentemente psichedelica. Ecco allora che i nostri grandissimi ci regalano una nuova versione di Fragile Dreams, dall'indimenticabile album Alternative 4 del 1998, che dovrebbe, a mio parere, entrare a far parte degli album di riferimento della storia della musica non colta, insieme forse al floydiano The Wall e certamente altri. La canzone, già eseguita all'inizio del concerto, viene ora presentata in una nuova versione, senza batteria, ad alimentare, proprio quando, in prossimità del ritornello, sembra stia per esplodere, le vaghe aspettative dell'audience che, però, rimangono inappagate. 
Tra gli altri pezzi eseguiti ricordiamo l'inusuale, a detta di Danny, Wings of God, da Judgement (1999), altro allucinogeno fiore all'occhiello del giardino anatemico, in cui troviamo la voce femminile di Lee Douglas, presente anche negli ultimi due album, la stessa che ha accompagnato il gruppo in giro per il tour terminato il 10 febbraio a Treviso, salita sul palco di Roma per eseguire prima A Natural Disaster, dall'omonimo ultimo album, e poi, come seconda voce, Temporary Peace, dal precedente A Fine Day To Exit
Il PR del gruppo ha mostrato in varie dichiarazioni un forte entusiasmo per come si è svolto il tour appena concluso, e per la qualità artistica raggiunta dalla band. Ad ogni modo, come armonica controparte di quella astratta vena d'ispirazione che emanano i suoi testi, Danny ha espresso chiaramente il suo pragmatismo affermando di non avere ancora raggiunto un livello ottimale, di non essere ancora "così bravi come alcune persone dicono che siamo". Così, alla mia domanda "Perché suonate?", ha risposto: "Per migliorare…". E noi siamo qui, già pronti e pronte ad attendere quel che verrà.

Data:

 09/02/2004

Emanuela Evangelisti / Aria Domina Fiction 

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